Quando anche il baseball tifò il voto alle donne

Che cosa c’entra il baseball con la battaglia per il voto alle donne? Non c’eravamo mai posti questa domanda fino a che un giorno incontrammo Roberto Bugané, ex giocatore e grande storico del batti e corri. Si tratta di quel tipo di persone che non si chiudono dentro la loro passione, ma cercano di viverla insieme con gli altri, magari “altri” che quella pallina non l’hanno mai lanciata o colpita con la mazza, e neanche vista correre e volare da un lato all’altro di un campo. Ne nacque così un’amicizia che la Corsa di Miguel consolidò. Nell’edizione del 2012, tutte le donne partecipanti ricevettero una locandina dove si parlava di un evento sportivo vecchio di quasi cent’anni. E quell’immagine ci consentì e ci consente di rispondere alla domanda iniziale anche se ora Bugané non c’è più, è scomparso nel 2016 dopo una formidabile sequenza di iniziative e di scoperte in qualità di responsabile del Museo virtuale del baseball. Dunque sì, il baseball, che negli Stati Uniti è popolarissimo, aiutò le rivendicazioni delle donne a partire da una partita, il 23 luglio del 1915.

In sé, nominare le squadre di quell’incontro non ci dice molto. Proviamo. Nashville Volunteers e Birmingham Barons. Sono squadre maschili che giocavano allora la cosiddetta Minor League, un campionato minore rispetto alla Major League, che è il massimo torneo professionistico per club al mondo ancora oggi. I Volunteers e i Barons diventarono i testimonial dei cosiddetti Suffrage day, giornate dedicate a promuovere la causa del voto alle donne, in quel tempo ancora circondato da grande scetticismo. Lo stadio si riempì di giallo e bianco, simboli della battaglia, e di cartelli dove c’era scritto “Vote yes”, i giocatori scesero in campo con delle fasce gialle dove c’era scritto “Votes for Women”, voto alle donne. C’erano in palio premi speciali, dieci dollari per il fuoricampo, cinque per una “base” rubata. Era stato preparato un grande rinfresco, ognuno aveva portato la sua torta da offrire agli altri spettatori. 

Poi si cominciò a giocare e i Vols, così erano soprannominati, la squadra di casa, superarono per 6-3 gli avversari. Ma al di là del risultato, contò il motivo per cui quel giorno si giocò che andava oltre una semplice partita. Ancora oggi su quel diamante, la forma dei campi di baseball, una targa ricorda l’evento. E le emozioni di quel giorno servirono per convincere sempre di più l’opinione pubblica della necessità di una svolta. Per quale diamine di motivo, le donne non avrebbero potuto votare? Il presidente dei Volunteers, Clyde Shropshire fu ingaggiato nella campagna, sua figlia diventò la mascotte ufficiale della partita e l’anno dopo le suffragette organizzarono sempre al Sulphure Dell di Nashiville un vero e proprio suffrage day. 

Ci volle tempo perché la vertenza voto arrivasse finalmente a una svolta, diverse partite di baseball sempre con le tribune “vestite” di giallo. Intanto era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e gli Stati Uniti entrarono in guerra il 6 aprile del 1917. 

Soltanto nel 1920, dopo un lungo percorso di avvicinamento, proprio grazie all’adesione del Tennessee, dove si trova appunto Nashville, si raggiunse la soglia dei 36 che consentì di raggiungere il traguardo. Spiegamola meglio. Perché la Costituzione degli Stati Uniti cambiasse, l’emendamento sul voto alle donne doveva essere approvato da almeno 36 Stati, cioè i tre quarti dei 48 di allora. Fu dunque proprio Nashville, capitale dello Stato, ad ospitare la storica seduta del parlamento locale che diede il sospirato via libera. Dopo un testa a testa pazzesco: i primi due voti finirono in parità, 49 sì e 49 no. Al terzo, però, grazie al ripensamento di uno dei deputati, i sì raggiunsero la decisiva quota 50. Ma la battaglia sarebbe stata ancora lunga per arrivare a tradurre l’emendamento concretamente. Per anni le tasse sul voto, i test di alfabetizzazione, le violenze di chi voleva restare al passato, impedirono che quel diritto fosse esercitato soprattutto dalle donne afroamericane. Solo nel 1965, con il Voting Rights Act, si giunse all’abolizione di questi vincoli concludendo un percorso a cui anche il baseball aveva dato una mano. 

Pillole

Curioso che il baseball, lo sport che aiutò la conquista del voto alle donne negli Stati Uniti, sia stato e sia una disciplina poco diffusa fra le donne, dov’è stato sostituito dal softball. Eppure già alla fine dell’800 si svolgevano incontri femminili. 

Nella Seconda Guerra Mondiale, proprio per l’assenza degli uomini partiti per il conflitto (nel quale combatterono comunque anche diverse donne), si sviluppò una lega professionistica femminile. Questa storia è stata raccontata anche da un film, “Ragazze vincenti”, uscito nel 1992.

La Nuova Zelanda vanta un primato molto significativo: è stata la prima nazione ad approvare il voto alle donne nel 1893. Il primo paese europeo fu, invece, la Finlandia nel 1906. In Italia, dopo tante accelerazioni e frenate, la legge per il suffragio universale fu approvata nel 1945 e dal 1946 anche le donne poterono recarsi alle urne come raccontato nel bellissimo “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. 

L’ultimo scudetto del baseball è stato vinto dal Parma Clima che ha battuto in finale il San Marino baseball.

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