Al Mahatma Gandhi, l’eroe non violento dell’indipendenza dell’India, l’hockey prato, come il cricket, non piaceva. Il motivo era semplice: erano sport venuti dalla madre patria, lui insisteva perché si proteggessero anche nello sport le discipline della tradizione locale. Forse anche lui, però, avrebbe potuto gioire per il primo successo olimpico vinto con la propria bandiera e il proprio inno alla fine del colonialismo. Era il 12 agosto del 1948 e proprio nell’Olimpiade di Londra, la nazionale indiana superò per 4-0 la Gran Bretagna. Gandhi morì otto mesi prima ma a pensarci bene pure quell’oro non gli sarebbe andato a genio perché l’India per la quale si era battuto e aveva sofferto non c’era più con la dolorosa e feroce “partizione” del territorio con il Pakistan, che ebbe come effetto la fuga di 14 milioni di persone e la morte di un altro milione, vittime delle divisione religiosa che ispirò la scelta, hindu in India, musulmani in Pakistan.
Anche l’hockey prato, sport nazionale con il cricket, non fu più lo stesso: la nazionale che aveva dominato, con il nome di India britannica e sotto le insegne dell’Union Jack, abbreviato ai Giochi in India, la scena olimpica dell’hockey prato, era ormai un’altra cosa. Indiani e pakistani avevano giocato insieme vincendo ben tre titoli olimpici – 1928-1932-1936 – ma a Londra, alla fine della Seconda Guerra Mondiale si presentarono divisi. I compagni di una volta ora si guardavano con una freddezza glaciale: non si incontrarono, vinsero i rispettivi gironi, ma in semifinale il Pakistan fu piegato dalla Gran Bretagna e la sua storia in quell’Olimpiade si fermò lì.
L’India indipendente, invece, sfidò la potenza coloniale che aveva governato la sua terra per due secoli. Si giocò a Wembley, lo stadio che conosciamo tutti soprattutto per il calcio, qui l’Italia ha vinto gli Europei nel 2021.
A favorire i britannici ci mise pure il meteo: un acquazzone notturno che fu giudicato un aiuto per una squadra più abituata ai campi bagnati.
Praticamente non ci fu partita perché nei primi minuti, la stella della squadra, Balbin Singh senior, realizzò una doppietta che portò l’incontro subito verso una direzione chiara. Il terzo e il quarto gol furono segnati da Pat Jansen e Trilochan Singh. La superiorità fu schiacciante, “era come se emergessi dalla terra”, disse il cannoniere che avrebbe inaugurato quel giorno un curriculum olimpico fantastico fatto di altre due medaglie d’oro e di una collezione di conclusioni vincenti. Il comitato olimpico indiano era stato riconosciuto dal Cio nel 1927, ma più di 20 anni passarono prima che all’indipendenza sportiva si aggiungesse quella politica.
Quell’impresa diventò libri, racconti, film, l’ultimo uscì nel 2018, “Gold”, un peccato che sia praticamente introvabile in Italia.
L’India diventò sportivamente un sinonimo di hockey prato per il mondo e rispetto al cricket, da sempre più popolare, ha potuto vivere grandi successi olimpici, ora lontani probabilmente anche per la riconversione dei campi in superfici sintetiche che ha favorito i paesi europei, l’Australia e l’Argentina. Anche in Italia, è stato un indiano a fare da cicerone per la nascita del movimento: si chiamava Inder “Gogi” Singh ed è sua la scintilla che portò a una diffusione dell’hockey anche da noi, in particolare partendo da Roma per poi stabilirsi a Bra, provincia di Cuneo, una sorta di culla della disciplina.
Nel frattempo, proprio in quegli anni intorno al 1960, il Pakistan si prese la sua rivincita superando per la prima volta i rivali all’Olimpiade di Roma. La rivalità sportiva fra i due paesi è particolarmente sentita ora nel cricket, ma di recente ha inaugurato un nuovo capitolo.
Nel 2021, a Tokyo, Neeraj Chopra ha portato all’India il primo oro nell’atletica leggera nel lancio del giavellotto. Per poi arrendersi quattro anni dopo allo specialista pakistano Arshad Nadeem. Nel frattempo i giorni dei trionfi olimpici dell’hockey sono ormai lontani: nella classifica mondiale l’India è ottava e il Pakistan dodicesimo.
Pillole
Se l’hockey prato, nella sua versione moderna, è stato inventato in Gran Bretagna, le sue origini sono lontanissime nel tempo. Alcuni siti archeologici rivelano una sua presenza in Iran e tracce di mosaici raffiguranti dei giocatori impegnati in gesti simili, sono stati ritrovati nell’Antico Egitto.
L’India ha vinto otto volte la medaglia d’oro olimpica nell’hockey prato, sempre in campo maschile.
L’India è oggi il paese più popolato del mondo con un miliardo e 450 milioni di abitanti e rappresenta il 18 per cento della popolazione mondiale che ha un’età media di soli 28 anni.
La Gran Bretagna non aveva partecipato ai tornei di hockey delle Olimpiadi di Amsterdam 1928, Los Angeles 1932 e Berlino 1936, si dice proprio per non rischiare di perdere contro la sua colonia.



