La vediamo ancora in televisione. Spesso inquadrata sugli spalti di un torneo del Grande Slam di tennis. Elegante, sorridente, circondata da una stima e da un’ammirazione che non svaniscono mai. Billie Jean King, il suo cognome da ragazza era Moffit, è una giocatrice che ha fatto la storia. Certo per le sue 39 vittorie, di cui 12 in singolare, in uno dei tornei fab four del calendario, sei volte a Wimbledon, quattro a Flushing Meadow e una volta a Melbourne e al Roland Garros di Parigi. Ma anche, vorremmo dire soprattutto, per la sua “Battaglia dei Sessi” vinta il 20 settembre del 1973 davanti a un pubblico record di 30.492 spettatori all’Astrodome di Houston con un audience di 90 milioni di persone davanti alla tv. Una battaglia vinta contro un uomo, Bobby Riggs, avversario e organizzatore di questo match che aveva in palio anche 100mila dollari. Chi vinceva prendeva tutto, chi perdeva restava senza niente.
Il tennis femminile era allora un mondo di serie B o addirittura di serie C, la distanza dei montepremi abissale, i pregiudizi maschilisti fortissimi. Dal 1968, l’era dell’avvento del professionismo con la racchetta, tutto questo addirittura si amplificò. E ci fu un gruppo di donne che si ribellò, le chiamarono original nine perché all’inizio erano soltanto nove e fra queste c’era anche Billie Jean King, che nel frattempo era diventata la migliore tennista del mondo. Nello scetticismo generale, riuscirono a fondare un loro circuito, Virginia Slims prima che nascesse, con Billie Jean prima presidente, l’attuale World Tennis Association. Poi, in quell’inizio degli anni ’70, si mise di mezzo pure la Battaglia dei Sessi. Bobby Riggs, vincitore di Wimbledon nel 1939 e a lungo numero uno al mondo, cominciò a prendere in giro il tennis femminile, irridendo alle prime battaglie delle ragazze.
Soprattutto sostenne che uno come lui, a 55 anni suonati, avrebbe potuto superare le migliori giocatrici del mondo in età ancora agonistica. All’inizio, in primavera, un risultato gli diede ragione quando superò facilmente Margaret Court, in cima alla classifica mondiale, con un brutale 6-1 6-2. Poi propose la stessa sfida a Billie Jean King che inizialmente rifiutò. Poi, forse proprio per il gran battage rimbalzato sui media per ridimensionare le rivendicazioni delle giocatrici, accettò. L’incontro fu circondato da una memorabile attesa. Riggs, un po’ anche giocando, si presentò in conferenza stampa alla vigilia puntando molto sulle sue dichiarazioni da spaccone, un po’ da pugile sulla bilancia del peso alla vigilia del match. Ma con Billie Jean il sistema non funzionò.
L’incontro si sviluppò al meglio dei cinque set. Ma ne bastarono tre per certificare la superiorità di Billie Jean, che aveva allora 29 anni.
Finì 6-4 6-3 6-3 in meno di due ore. Una battaglia dei sessi a senso unico che ebbe un’eco straordinario e aprì la strada a tante conquiste delle donne nel tennis e non solo. Dal 1973 gli Open Usa cominciarono ad avere lo stesso montepremi fra donne e uomini. E la scommessa delle original nine fu abbondantemente vinta. L’importanza di Billie Jean King nella storia dello sport la rivela anche il più importante torneo tennistico femminile a squadre, che dal 2020 si chiama appunto Billie Jean King Cup. Peraltro King e Riggs dopo la sfida diventarono in qualche modo amici e nel 1993 replicarono la sfida sempre con la vittoria di Billie Jean. Più tardi quel giorno del 1973 diventò anche un film di successo. Una curiosità a proposito di Riggs: curioso che nel momento migliore della sua carriera fosse allenato proprio da una donna, Esther Barrosh.
Pillole
Nel film “La battaglia dei sessi” del 2017 Billie Jean King è interpretata da Emma Stone
Il tennis è stato uno degli sport con cui le donne sono entrate nel programma delle Olimpiadi moderne. Mentre ad Atene 1896 non ci fu presenza, quattro anni dopo le donne gareggiarono nel singolare e nel doppio misto.
A Billie Jean King è dedicata una canzone, Philadelphia freedom, di Elton John. Non parla di tennis, ma nel titolo e nei suoi versi ricorre l’espressione Philadelphia freedom tratta dalle Philadelphia fredoms, la squadra in cui Billie Jean nel 1974 era stata giocatrice e allenatrice. King è stata una grande amica dell’artista inglese.
Billie Jean King è stata anche la prima campionessa a fare coming out, dichiarando nel 1981 la sua omosessualità. Proprio per il suo impegno per i diritti civili, nel 2009 l’allora presidente statunitense Barack Obama gli consegnò la “medaglia della libertà”, mentre nel 2014 l’ormai ex regina della Battaglia dei Sessi rappresentò diplomaticamente gli Stati Uniti alle Olimpiadi di Sochi, proprio pochi mesi dopo l’approvazione in Russia di una legge anti gay.



