Ci sono coincidenze che colpiscono. Sarà il caso, certo. Eppure sono comunque un pugno al cuore. Il 24 febbraio 2022, la Russia invase l’Ucraina aprendo una guerra che non è ancora finita con il suo spaventoso carico di distruzione e di morte. Ma il 24 febbraio di 79 anni prima era successo qualcos’altro. Non a Kiev, la capitale ucraina, ma nel vicino campo di concentramento di Babi Yar. Tre calciatori erano stati uccisi, tre membri di una squadra di calcio che è diventata una pagina di storia immersa in un grande giallo. La formazione si chiamava Start e in quei mesi dell’occupazione nazista alimentò l’immaginario della città che si aggrappò a un certo punto alle sue vittorie per sfuggire a giornate fatte solo di paura e terrore. Tutto cominciò in una panetteria, conosciamo pure la strada di Kiev, Degtyareskaya Street., Qui, Iosip Kordik cominciò ad assumere durante la guerra sportivi di alto livello fra i quali calciatori delle due squadre della Kiev di Allora, Dinamo e Lokomotiv. All’arrivo dei nazisti in città, gli occupanti provarono a coltivare il sentimento antisovietico di una parte della popolazione e provarono a dare una parvenza di normalità mentre al fronte si combatteva. E così nacquero anche alcune partite di calcio con squadre improvvisate ma neanche troppo. C’era lo Start, ne abbiamo parlato, e poi il Rukh, squadra in cui militavano diversi atleti collaborazionisti dei nazisti. E poi squadre di soldati rumeni, un’altra di ungheresi, alleati dei tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, e infine il Flakelf, con alcuni ufficiali tedeschi provenienti anche dalle altre zone di occupazione.
Lo Start giocava e vinceva. Nonostante la preparazione precaria, la scarsa alimentazione, la mancanza di simpatia degli occupanti che vedevano male le vittorie di quella squadra non omologata ai desideri del nuovo potere instauratosi in città. La stagione, però, nata il 7 giugno del 1942, diventò una collezione di successi per i calciatori della panetteria. Man mano che si andava avanti, però, le partite cominciarono a essere circondate da una tensione nuova, come se non ci fosse in palio solo un risultato. E si arrivò alle sfide fra lo Start e il Flakelf nel piccolo stadio Zenit. Nella prima, la superiorità degli ucreini fu netta, 5-1. Era il 6 agosto e allo Start fu imposta una rivincita che avrebbe dovuto fare giustizia di quei presuntuosi giocatori locali, nobili decaduti di un calcio che non c’era più. Si giocò appena tre giorni dopo, il 9 agosto, e questa volta lo stadio era stato riempito da una forte presenza di militari tedeschi. L’arbitro, apparentemente cordiale, si presentò negli spogliatoi parlando in russo. A quanto sembra non ci fu nessuna esplicita minaccia, aveva soltanto l’abbigliamento delle SS, il corpo speciale nazista, non proprio il massimo dell’imparzialità. La partita fu dura, una volta si sarebbe detto maschia, parecchi falli, anche non fischiati. Inizialmente si svolse su binari di equilibrio e all’intervallo un secondo ufficiale si presentò negli spogliatoi e facendo i complimenti agli ucraini fece però un ragionamento sull’utilità che non ci fosse una sconfitta del Flakelf.
E invece la sconfitta ci fu. E fu netta ancora una volta: 5-3. Che poi fu un 6-3 mascherato. Perché quasi verso la fine, il giovane Alexei Klimenko fece una cosa incredibile: dopo aver smarcato un avversario dopo l’altro si presentò sulla linea di porta dove avrebbe potuto concludere in gol a occhi chiusi. Si fermò accuratamente, prese la rincorsa da dentro la porta e tirò verso il centro del campo. Aumentando lo smacco per gli sconfitti. A quel punto, basta rivincite. Lo Start giocò un’altra partita contro una squadra di militari romeni stravincendo ancora una volta. E poi successe qualcosa che ha meritato l’appellativo di “partita della morte” a quella partita. Qui le versioni degli storici fanno a pugni. Noi abbiamo letto il libro scritto da Andy Dougan, “Dynamo, difendendo l’onore di Kiev”. Che ci offre una ricostruzione minuziosa del dopo. Quel 5-3 non fu una condanna a morte, fu però la chiave per interrogatori e torture dalla prima visita nella panetteria che era il quartier generale della squadra. Nikolaj Korotkich fu il primo a essere identificato come militare e anche se non era certa la sua presenza nei ranghi dei servizi segreti sovietici, fu torturato e ucciso. Altri tre giocatori, fra i quali anche il giovane Klimenko, autore del famoso show con cui si chiuse la sfida con il Flakelf, il portiere Trusevich e Kuzmenko, passarono sei mesi nel campo di concentramento prima di essere uccisi. Quanto pesarono i gol di quel giorno non lo sappiamo. Di certo, dalla panetteria allo stadio Zenit, a quei calciatori non mancò il coraggio.
Pillole
Alla “partita della morte” è ispirato il film “Fuga per la vittoria di John Huston con Pelé, Michael Caine e Sylvester Stallone.
L’Ucraina è grande due volte l’Italia e ha 41 milioni di abitanti. La capitale è Kiev. La dichiarazione di indipendenza – prima faceva parte dell’Unione Sovietica – è del 1991 quando un referendum popolare la approvò con il 90 per cento dei consensi.
Il campionato ucraino di calcio si gioca nonostante la guerra. La Dinamo Kiev continua a giocare nella capitale, mentre lo Shakhtar Donetzk non può utilizzare la Donbass Arena che si trova però nella regione contesa fra russi e ucraini. Nelle partite di Champions, lo Shakhtar gioca le partite casalinghe a Londra.
Sergey Bubka, saltatore con l’asta, è considerato il più grande campione dello sport ucraino nella storia. Ha al suo attivo 35 record del mondo stabiliti fra attività indoor all’aperto ed è stato il primo a superare i 6 metri in pedana.



