Il titolo è già un programma: il rigore più lungo del mondo. Che cosa starà a significare? Siamo nella Patagonia argentina, i campi sono polverosi, il tempo corre piano, pure il pallone non ha fretta. E’ qui che Osvaldo Soriano, scrittore-calciatore, cala il suo racconto. Esordendo così: “Il rigore più fantastico di cui io abbia notizia è stato tirato nel 1958 in un posto sperduto di Valle de Rio Negro, una domenica pomeriggio in uno stadio vuoto”. Ci si immerge subito in un calcio al confine fra il reale e l’immaginario, due aggettivi che si danno il testimone quasi fosse una staffetta. L’Estrella Polar, questo è il nome della squadra protagonista, vive il calcio con rassegnazione, una successione di abitudini consapevoli di non poter produrre chissà quale emozione.
Il nome si deve a un “circolo con i biliardi e i tavolini per il gioco delle carte. Qui c’è “una squadra di calcio che partecipava al campionato di Valle perché di domenica non c’era altro da fare e il vento portava con sé la sabbia delle dune e il polline delle fattorie”. La squadra è una comparsa nel suo campionato fino a quando, prendendo tutti in contropiede, comincia a vincere, addirittura quattro partite di fila. Roba da conquistare il primo posto in classifica con un punto di vantaggio sul Deportivo Belgrano, che invece era abituato a non perdere un colpo. E la scena madre del rigore più lungo del mondo appartiene proprio alla sfida con gli avversari più famosi e vincenti.
La partita galleggia sull’1-1. Se finisse così Deportivo Belgrano campione, come vuole il pronostico. E invece l’Estrella Polar segna il 2-1 ma la partita non è finita perché l’arbitro fischia un penalty molto dubbio e molto impaurito. “A quell’epoca – scrive Soriano – il luogo dell’esecuzione non era segnato con il dischetto bianco e bisognava contare dodici passi da uomo. Herminio Silva (l’arbitro) non riuscì nemmeno a raccogliere il pallone perché l’ala destra dell’Estrella Polar, Rivero, detto il Colo, lo stese con un pugno sul naso”. Di lì, rissa, spari per aria, partita sospesa, addirittura stato di emergenza. Il tribunale della lega che prende una decisione: bisognerà giocare altri venti secondi a partire dall’esecuzione del calcio di rigore.
Da una parte il cannoniere Constante Gauna, dall’altra El Gato Diaz, un portiere come tanti, pane, pallone e periferia del mondo e della vita. Ma in quella settimana tutto si ribalta e lui diventa il più osannato dalla tifoseria che se lo coccola fino al punto di convincere la fidanzata mai tale, la rubia Ferreira, a uscire con lui, a cinema e in bicicletta. Quando si va in campo, a porte chiuse, el Gato Diaz è elegantissimo, “si era pettinato con la brillantina e la testa gli risplendeva come una pentola di alluminio”. Ed ecco la scena madre, niente radio, tv o internet, i tifosi da un muretto esterno che avvertono gli altri di ciò che avviene. E avviene che el Gato Diaz…
va bene, forse potete immaginarlo.
Il fatto è che il rigore più lungo del mondo ha perso il suo primato. Quello era durato una settimana, nell’ultima coppa d’Africa addirittura due mesi. Tutto è accaduto nella finale fra il Marocco padrone di casa e il Senegal. Alla concessione di un rigore per i primi, gli avversari hanno lasciato addirittura il campo per protesta. Una scenata clamorosa che però si è poi interrotta grazie a un ripensamento dello stesso tecnico senegalese e soprattutto di Sadio Mané, il giocatore più rappresentativo. A quel punto Brahim Diaz – Diaz, sì, come El gato di Soriano – ha potuto battere il rigore ma se l’è fatto parare. E la partita è filata via con il Senegal campione sul campo. Una decisione, però, ribaltata, in sede di giustizia sportiva. Ben due mesi dopo, è arrivato il pronunciamento che ha stracciato il verdetto: Senegal punito per la protesta, Marocco in trionfo. E non eravamo in Patagonia…
Pillole
Andres Escobar era fidanzato con Pamela Cascardo. I due si sarebbero dovuti sposare entro la fine del 1994.
Nel 2022 è stata prodotta una serie tv, “Goles en contra”, che racconta la storia della Colombia in quegli anni fino alla notte dell’assassinio di Andres Escobar. Da segnalare anche “I due Escobar” trasmesso da Sky con il racconto di Federico Buffa.
Cinque anni prima dell’uccisione di Andres Escobar, il calcio italiano aveva vissuto un’altra pagina nerissima con l’omicidio dell’arbitro Alvaro Ortega, reo di avere annullato un gol dell’Independiente (la squadra per cui faceva il tifo il boss Pablo Escobar) per gioco pericoloso nella sfida con l’America Cali. La federcalcio colombiana decise l’annullamento del campionato e il titolo non fu assegnato.
La situazione a Medellin, per anni città primatista di gravi violenze e omicidi, è decisamente migliorata rispetto agli anni ’90, dominati dal narcotraffico. Il pericolo principale viene dalla criminalità comune: borseggi, scippi di telefonini, rapine).



