Vera Cáslavská

Vera Cáslavská
La Primavera di Praga arriva alle Olimpiadi

 

Il 27 ottobre 1968, la ginnasta cecoslovacca Vera Cáslavská è sul primo gradino del podio dei giochi olimpici di Messico. Accanto a lei, sale anche l’atleta sovietica Larisa Petrik, designata prima ex-aequo dopo un riesame delle votazioni da parte della giuria. Pressioni da parte delle autorità di Mosca che non potevano accettare la vittoria di una campionessa che aveva denunciato l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del patto di Varsavia due mesi prima? In ogni caso, per Vera Cáslavská occorre continuare a denunciare l’oppressore che ha messo fine con la forza, il 21 agosto 1968 all’esperienza della “Primavera di Praga” e di un “socialismo dal volto umano”. Mentre lo stesso giorno, il 27 ottobre 1968 in Messico, i due velocisti americani Tommie Smith e John Carlos a piedi scalzi e capo chino, sollevano il pugno con un guanto nero, per denunciare la discriminazione verso i neri negli Stati Uniti, Vera Cáslavská fa anche lei mostra di un incredibile coraggio, abbassando la testa e girando il capo in segno di sdegno quando risuona l’inno sovietico per celebrare la medaglia di Larissa Petrik.

Per Vera Cáslavská, saranno le ultime olimpiadi. Eppure nel suo sport rimarrà come la più grande atleta di tutti i tempi.

Nata nel 1942, vince il suo primo titolo importante agli europei di Cracovia nel 1959, nella trave, e l’anno dopo a Roma, ottiene una medaglia d’argento nel concorso a squadre. Dal 1962 al 1968, vive un eccezionale periodo d’oro. Oltre ad altri piazzamenti sul podio, vince una medaglia d’oro ai Mondiali del 1962, tre medaglie d’oro alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 e ancora tre medaglie d’oro ai Mondiali del 1966. Nel frattempo, agli Europei del 1965 è protagonista della performance di vincere tutte e cinque le specialità individuali (cioè il concorso completo e i quattro attrezzi), prestazione che ripeterà anche nel 1967. Con la squadra cecoslovacca, vince l’argento nella competizione a squadre del 1960 ma anche nel 1964 e nel 1968.

Ma quest’ultimo anno costituisce anche il punto di svolta nella vita personale, politica e sportiva di Vera Cáslavská, che è all’apice della sua carriera di ginnasta.

A Praga è arrivato al potere Alexander Dubček, segretario del Partito Comunista Cecoslovacco, e promette una liberalizzazione del paese, che prevede la libertà di stampa, di espressione e di circolazione. Questa democratizzazione della società viene considerata intollerabile e pericolosa dai dirigenti del Cremlino, che a fine agosto 1968 decidono di mandare i carri armati. I sovietici insediano al potere Gustav Husak e fanno abbattere sulla Cecoslovacchia un’ondata repressiva. I firmatari del Manifesto delle duemila parole, redatto dallo scrittore Ludvik Vaculík per affermare il pieno appoggio della società civile alle riforme di Dubček, vengono perseguitati. Tra questi c’è Vera Cáslavská, ma anche la leggenda dell’atletica Emil Zátopek e sua moglie Dana Zátopková.

L’invasione sovietica colpisce Vera nel bel mezzo della sua preparazione per le Olimpiadi del Messico, previste nell’ottobre 1968. Nel caos che ne segue, Vera è costretta a rifugiarsi nelle foreste della Moravia e a servirsi di travi di legno e di sacchi di patate per continuare gli allenamenti. Già pluri medagliata, figura sportiva molto popolare, Vera Cáslavská viene finalmente convocata per i Giochi dal nuovo potere filosovietico installato a Praga. Nella politica di “normalizzazione” del paese, Gustav Husak non può rischiare di lasciarla a casa.

Con una forza d’animo straordinaria, Vera Cáslavská in quelle Olimpiadi vince quattro nuove medaglie. A tutt’oggi, è l’unica ginnasta ad avere conquistato l’oro olimpico in tutte e cinque le specialità individuali del suo sport: due volte il concorso completo, due volte il volteggio al cavallo, una volta alla trave, una volta nel corpo libero e nelle parallele asimmetriche.
Al suo ritorno in patria, il giogo totalitario vuol vendicarsi nei confronti della ginnasta, per le sue posizioni di aperto dissenso al regime. Ma Vera Cáslavská rifiuta ogni forma di autocritica pubblica, come richiesto dal governo di Husak. Cominciano allora anni di persecuzioni e esilio interno. A lungo, fino al 1974, le viene pure impedito di allenare. Solo dopo la “rivoluzione di velluto” del 1989 e la caduta del Muro di Berlino, Vera Cáslavská può tornare davvero alla vita pubblica. Viene nominata consigliere presso il nuovo presidente Václav Havel e per qualche anno diventa capo del Comitato Nazionale Olimpico Ceco.

Nel 1993, un dramma familiare sconvolge di nuovo la sua vita. Il suo ex-marito, il mezzofondista Josef Odlozil, che aveva sposato proprio in Messico durante le Olimpiadi (dal quale divorzierà nel 1979) viene ammazzato dal figlio durante un alterco, probabilmente in modo accidentale. Vera Cáslavská si ritira in una casa sociale, dove isolata del mondo intrattiene rapporti solo con i suoi figli e l’amica Dana Zátopková. Soprannominata durante la sua attività sportiva “la Libellula Boema” o “la Divina”, Vera Cáslavská si spegne nel 2006.

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