ONNI NISKANEN

ONNI NISKANEN,
L’EUROPEO CHE FECE L’ORGOGLIO DELL’AFRICA

 

Pilota d’aerei, consigliere militare e civile, appassionato di sport e instancabile promotore di iniziative umanitarie internazionali, lo svedese Onni Niskanen scopre il fenomeno dei fondisti etiopi, portandoli al successo internazionale. Il suo nome rimane legato a quello di Abebe Bikila, il maratoneta scalzo trionfatore dei Giochi Olimpici di Roma del 1960.

Archiviata la stagione coloniale italiana, alla fine della seconda guerra mondiale l’Etiopia è da ricostruire. Per farlo, l’imperatore Selassie non vuole appoggiarsi solo sulle grandi potenze, guarda quindi alla neutrale Svezia che dopo l’invasione di Mussolini nel 1935, aveva fatto grandi raccolte fondi per sostenere il paese africano.

Da Stoccolma, dove allena lo Svea Livgarde Infantry Regiment, Onni Niskanen nel 1946 si trasferisce ad Addis Abeba ad allenare i cadetti della guardia imperiale del Negus. Ha accettato un contratto di lavoro come centinaia di altri svedesi nel dopoguerra, ingegneri, istruttori, tecnici, una generazione di “lavoratori dello sviluppo”, spinti da uno spirito quasi pionieristico, in uno dei paesi più poveri dell’Africa.

Niskanen, nato nella Finlandia russofona nel 1910, ha già un passato pieno di medaglie e coppe, nel fondo e nella corsa campestre. Come membro della squadra svedese, nel ’36 era anche pronto a gareggiare alle Alternative Folk Olympiad a Barcellona, organizzate per protesta contro i Giochi Olimpici estivi di quell’anno che si svolgevano a Berlino, evento poi cancellato all’ultimo minuto per lo scoppio della guerra civile spagnola.

Allena i cadetti del Negus e organizza competizioni con altri atleti sia civili che in divisa. I suoi ragazzi vincono sempre, dimostrando grandi capacità di resistenza nelle maratone.
Onni entra in confidenza con la famiglia reale, l’imperatore Haile Selassie apre gli eventi sportivi che organizza nella capitale. Nel frattempo Niskanen mette in piedi anche campagne di raccolta fondi da destinare alla Croce Rossa, molto attiva nel portare assistenza sanitaria nel Paese tormentato da miseria, malattie e analfabetismo.
Dopo due anni, il Dipartimento dell’Istruzione gli affida la creazione del programma sportivo scolastico nazionale per l’intera Etiopia. Onni diventa anche Segretario Generale della Croce Rossa nel Paese e comincia a viaggiare in lungo e in largo per formare gli insegnanti e organizzare competizioni. Ma in una nazione così povera, contare su quote associative o finanziamenti pubblici per le attività è impossibile. L’unica soluzione è continuare a inventare nuovi eventi per raccogliere fondi. Così Onni organizza Festival di finanziamento, con i quali tra l’altro riesce a inaugurare il servizio di ambulanza della Croce Rossa, una banca del sangue e, non ultimo, la prima scuola di formazione per infermieri d’Etiopia.
Gli eventi sportivi di Onni sono seguitissimi, ma persino reperire medaglie per le premiazioni è un problema, così Niskanen da uno dei suoi viaggi in Svezia riporta i trofei collezionati da giovane, 400 medaglie e 100 coppe, che ricicla per i nuovi campioni etiopi.

Nel frattempo, nel 1948 Onni è stato selezionato per rappresentare l’Etiopia come membro del Comitato Olimpico a Londra e nel 1952, va alle Olimpiadi di Helsinki, in Finlandia, come rappresentante della nazione africana. Intanto, di sua iniziativa, ha già cominciato ad allenare i suoi atleti per partecipare ai Giochi Olimpici successivi. Roma, Olimpiadi del 1960, la storia si fa leggenda.

Tra lo scetticismo generale, Niskanen, il lungimirante selezionatore venuto dall’Europa, è l’artefice della vittoria del maratoneta Abebe Bikila, il cadetto del negus figlio di pastori. Bikila correndo scalzo, dopo aver superato la via Appia Antica, già in fuga passa sotto l’obelisco d’Axum, la stele antica che Mussolini aveva rubato all’Etiopa e collocato, nel 1937, in piazza di Porta Capena, per celebrare di fronte al Ministero delle Colonie (oggi sede della Fao) il primo anniversario dell’Impero. Poi taglia il traguardo, sotto l’Arco di Costantino, in 2h15’18” e regala all’Africa nera la prima medaglia d’oro della sua storia. Una vittoria a più dimensioni. I giornali italiani scrivono che ci sono voluti i battaglioni di Mussolini per conquistare l’Etiopia, ma solo un soldato di Haile Selassie per conquistare Roma.
Il trionfo di Bikila a Roma un quarto di secolo dopo l’invasione del suo paese da parte dell’Italia, simboleggia l’immagine, al livello sportivo, di un’Africa che si emancipa dalla tutela e dalla dominazione. E incarna per contrasto, il processo di decolonizzazione avviato in quegli anni. La rinuncia all’espansionismo e alla sopraffazione dei popoli fa oggi parte della matrice ideale dell’Unione europea. Nonostante la fama raggiunta con la vittoria storica di Bikila, Niskanen continuerà il suo impegno civile e umanitario nel paese africano, dirigendo tra l’altro Alert, l’ospedale per i lebbrosi, e collaborando con Save the Children. Ma lo sport rimane fino all’ultimo il suo grande amore. Se ne va per un infarto nel 1984, presenziando a un evento sportivo nella sua Svezia, il cronometro ancora al collo.

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